
“Figures du soir”: la pittura intima e visionaria di Tatiana Defraine in mostra da Acappella
Nel lavoro pittorico di Tatiana Defraine il corpo femminile appare spesso in una condizione di sospensione: non del tutto presente, non del tutto dissolto. È una figura che si distende, scivola, si lascia attraversare da un tempo lento e da uno spazio fluido. La mostra personale “Figures du soir”, presentata alla galleria napoletana Acappella dal 30 gennaio al 15 marzo 2026, offre una nuova occasione per entrare in questo universo pittorico fatto di intimità, metamorfosi e ironica libertà.
L’opera di Defraine si muove all’interno di una pittura apparentemente semplice, quasi disarmante nella sua immediatezza. Eppure, sotto la superficie di colori morbidi e di linee sciolte, emerge una riflessione più complessa sulle modalità con cui il corpo femminile è stato rappresentato nella storia dell’arte e nella cultura visiva contemporanea. Nelle sue tele, spesso realizzate con olio, pastello a olio e cera fredda, la figura non si presenta mai come un oggetto stabile: piuttosto come un organismo fluido che attraversa immagini, miti e desideri.
Entrando nello spazio della galleria, lo spettatore ha la sensazione di trovarsi all’interno di una dimensione psicologica prima ancora che fisica. I dipinti si dispongono come episodi di una narrazione sospesa, popolata da corpi femminili che sembrano emergere e dissolversi nel colore. Bocche socchiuse, sguardi assenti, posture abbandonate: ogni figura appare colta in un momento di deriva, come se fosse sorpresa nel mezzo di un sogno o di una lenta trasformazione interiore.

Il mondo figurativo di Defraine attinge a un repertorio simbolico vasto e stratificato. Nelle tele compaiono presenze animali (in particolare lupi) che accompagnano o circondano i personaggi umani. Queste figure animali non hanno mai un ruolo puramente narrativo: funzionano piuttosto come alter ego, presenze ambigue che oscillano tra protezione e minaccia.
Il riferimento al mito della “donna selvaggia”, evocato nel testo curatoriale della mostra, suggerisce una chiave di lettura interessante: le protagoniste di Defraine sembrano abbandonare le regole della rappresentazione convenzionale per recuperare una dimensione più istintiva, quasi primordiale dell’identità femminile.
Questa tensione tra civiltà e natura attraversa tutta la sua ricerca pittorica. Da un lato, le figure mantengono una dimensione domestica, intima, quasi privata; dall’altro, il loro rapporto con animali, paesaggi e elementi naturali introduce una dimensione più arcaica, come se la pittura fosse il luogo in cui un’identità frammentata tenta di ricomporsi.

Uno degli aspetti più interessanti della pratica di Defraine è il modo in cui la pittura diventa uno spazio di negoziazione tra identità e immaginario. Nei suoi lavori il corpo non è mai rigidamente definito: le linee sono morbide, i contorni spesso sfumati, i colori sembrano sciogliersi nella superficie della tela.
Questa qualità quasi liquida della pittura richiama una tematica già presente in precedenti cicli di lavori dell’artista, dove l’acqua funzionava come metafora della trasformazione e della libertà del soggetto. In quei dipinti, figure femminili immerse in vasche da bagno o in ambienti acquatici si sottraevano allo sguardo esterno fondendosi con l’elemento che le circondava.
Anche in “Figures du soir” permane questa sensazione di instabilità. Le figure sembrano scivolare dentro il quadro più che abitarlo. I corpi si piegano, si distendono, si deformano leggermente, come se la pittura stessa fosse un organismo vivo che continua a mutare.

Nonostante la densità simbolica delle sue immagini, la pittura di Defraine mantiene sempre una leggerezza particolare. Le sue figure non sono mai tragiche: piuttosto ironiche, talvolta persino divertite. Questa ironia sottile rappresenta uno degli elementi più riusciti della sua ricerca. Le protagoniste dei suoi dipinti non sembrano subire lo sguardo dello spettatore; al contrario, sembrano sottrarsi ad esso con una sorta di indifferenza elegante. Gli occhi spesso chiusi o distratti suggeriscono un gesto di distacco: la figura è lì, ma allo stesso tempo altrove.
In questo senso la pittura di Defraine si colloca in una tradizione figurativa che attraversa tanto il simbolismo quanto certa pittura contemporanea europea, ma lo fa con un linguaggio volutamente informale, quasi spontaneo. I segni di pastello ricordano a tratti il gesto di un rossetto o di un disegno rapido, lasciando intravedere la mano dell’artista e il piacere del processo pittorico.

In questa mostra la pittura assume un ritmo lento, quasi contemplativo. Le scene non cercano lo spettacolo né l’effetto immediato; al contrario, invitano lo spettatore a soffermarsi su piccoli dettagli una postura, un gesto, uno sguardo che lentamente rivelano la loro dimensione emotiva.
Il risultato è un lavoro che mantiene un equilibrio sottile tra leggerezza e inquietudine, tra dimensione intima e immaginario simbolico. Le figure di Defraine sembrano vivere in uno spazio personale e allo stesso tempo universale, dove desiderio, memoria e fantasia si intrecciano senza mai fissarsi definitivamente. “Figures du soir” conferma così la coerenza della ricerca dell’artista, capace di costruire nel tempo un linguaggio pittorico riconoscibile e sensibile. Una pittura che non impone una lettura unica, ma lascia aperto un campo di interpretazioni, invitando chi guarda a entrare, anche solo per un momento, in questo universo fragile e sospeso.
Redazione



Photos: © Danilo Donzelli / tutte le immagini sono copyright e per gentile concessione dell’artista e di Acappella, Napoli