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Anselm Kiefer a Milano: Le Alchimiste - L'Arte come rito di memoria e trasformazione.

Dal 7 febbraio al 27 settembre 2026 la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano accoglie Le Alchimiste di Anselm Kiefer, un progetto concepito in dialogo diretto con uno degli spazi più simbolici e feriti della città. Non si tratta di una semplice esposizione, ma di un intervento che assume il luogo come materia viva, come superficie storica con cui misurarsi. La Sala, segnata dai bombardamenti del 1943 e rimasta volutamente incompiuta nella sua monumentalità mutilata, conserva nelle cariatidi spezzate e nelle pareti scabre la traccia di una memoria che non è mai diventata pura rovina né piena ricostruzione.

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In questo spazio sospeso, Kiefer inserisce quarantadue grandi teleri che non si limitano a occupare l’ambiente, ma lo attraversano e lo ridefiniscono, trasformandolo in un campo di tensione tra passato e presente, tra distruzione e permanenza.

La pittura di Kiefer, come sempre, è materia densa, stratificata, carica di peso fisico e simbolico. Pigmenti, ossidi, cenere, oro, piombo e materiali organici costruiscono superfici che sembrano sedimentazioni geologiche più che immagini tradizionali. La tela diventa un laboratorio in cui la trasformazione non è soltanto tema iconografico, ma processo reale: la materia si ossida, si screpola, si ispessisce, evocando l’idea di un sapere che passa attraverso la combustione, la dissoluzione, la trasmutazione. È in questa dimensione che prende forma il riferimento all’alchimia, intesa non come esoterismo decorativo, ma come paradigma di conoscenza e metamorfosi.


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Le figure femminili evocate nel ciclo - da Caterina Sforza a Isabella Cortese, da Marie Meurdrac a Mary Anne Atwood e altre ancora - non appaiono come ritratti celebrativi, bensì come presenze che emergono dalla materia stessa, quasi fossero trattenute e poi restituite dalla superficie pittorica. Sono donne che la storia ufficiale ha spesso marginalizzato, studiose, sperimentatrici, depositarie di un sapere ibrido tra scienza e filosofia naturale, tra osservazione empirica e speculazione simbolica. Kiefer non le trasforma in icone consolatorie, ma le colloca in un paesaggio visivo che restituisce la complessità e l’ambiguità del loro statuto: figure al confine, sospese tra riconoscimento e oblio.

La disposizione delle opere, spesso organizzate come paraventi, introduce una dimensione spaziale dinamica che moltiplica i punti di vista e frammenta la percezione. Lo spettatore non osserva semplicemente una sequenza di dipinti, ma attraversa un ambiente in cui le immagini si riflettono, si nascondono, si rivelano parzialmente. Questo gioco di rifrazioni crea una relazione continua tra le tele e l’architettura, tra le figure dipinte e le cariatidi mutilate che sorreggono la sala. La verticalità delle statue ferite trova un’eco nella monumentalità delle opere, generando un dialogo silenzioso tra corpi di pietra e corpi di materia pittorica.


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In questo confronto serrato con lo spazio e con la storia, la pittura di Kiefer ribadisce la propria natura di atto critico. Non c’è compiacimento estetico nella rovina, né nostalgia romantica; piuttosto, una tensione costante verso la trasformazione, verso la possibilità che la memoria, anziché irrigidirsi in monumento, continui a operare come forza attiva. Le alchimiste evocate dall’artista diventano allora emblema di una conoscenza che nasce dall’attraversamento dell’oscurità, dal lavoro paziente sulla materia e sul tempo, in un processo che riguarda tanto la storia quanto la pittura stessa.

Redazione


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© Ela Bialkowska, OKNO Studio | Kiefer. Le Alchimiste. Milano, Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi.

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