
Atlas Studios: la prima monografica di Latefa Wiersch all’Istituto Svizzero
L'Istituto Svizzero presenta Atlas Studios, la prima mostra monografica in Italia di Latefa Wiersch (Dortmund, 1982). L'esposizione, curata da Lucrezia Calabrò Visconti, si sviluppa negli spazi di Villa Maraini a Roma, trasformandoli in un sofisticato microcosmo dove la natura circostante dialoga con un apparato scenico stratificato. Il titolo omaggia gli omonimi studi cinematografici di Ouarzazate, in Marocco, celebri per aver prestato il volto del deserto alle grandi produzioni internazionali dedicate all’antichità imperiale.

Latefa Wiersch, Installation View, Atlas Studios, Courtesy Istituto Svizzero, Roma 2026, © Daniele Molajoli
La ricerca di Wiersch — artista di base a Zurigo con origini amazigh e arabe — si muove lungo il confine sottile tra autobiografia e finzione. Attraverso il filtro della cultura popolare, del cinema e della televisione, l'artista interroga i concetti di appartenenza e nazione in un'epoca in cui la migrazione non è un evento isolato, ma una condizione strutturale. Al centro della sua produzione figurano i "pupazzi": entità ibride che l'artista riattiva ciclicamente, incarnando personaggi tratti dalla storia o dalla memoria personale.
Il nucleo narrativo di Atlas Studios ruota attorno alla figura di Annibale. Il generale cartaginese, simbolo della sfida (fallita) a Roma, viene qui messo in relazione con l’Hannibal II, il complesso residenziale degli anni Settanta a Dortmund dove l'artista è cresciuta. In questa sovrapposizione tra mito antico e periferia tedesca, la rotta di Annibale attraverso le Alpi viene simbolicamente completata, permettendo al condottiero di raggiungere finalmente la sua destinazione e, al contempo, di decostruire le mitologie dell'imperialismo.

Latefa Wiersch, Installation View, Atlas Studios, Courtesy Istituto Svizzero, Roma 2026, © Daniele Molajoli
Redazione