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In conversazione con Alessandro D'Aquila: Il Braille, la nostalgia e quel contrasto che ci costringe a guardare oltre la superficie.

 Alessandro D'Aquila (1989), originario dell'Abruzzo e attualmente residente a Milano, utilizza il linguaggio Braille come protagonista della sua ricerca artistica. La scelta di utilizzare un linguaggio non pensato per essere visto, ma dalle potenti proprietà grafiche, nasce dalla volontà di portare alla luce temi spesso non più oggetto d’attenzione e dalla necessità di portarne perciò di nuova attraverso la fantasia e l'intuito, andando oltre le parole e trovando risposte dentro ciò che può sembrare solo un limite. Vincitore di prestigiosi riconoscimenti nazionali (tra cui il Premio Sulmona 2025 e il Premio Berlendis 2026) e inserito nel volume Exibart "222 Artisti su cui investire", D'Aquila espone regolarmente in mostre personali e collettive in Italia e all'estero. La sua pratica unisce pittura, design e installazioni ambientali permanenti per stimolare una fruizione dell'opera d'arte più lenta, inclusiva e consapevole.

In questa intervista Alessandro si racconta a Chiara Cesari


 

Alessandro D'Aquila, foto di Leonardo Sassi.
Alessandro D'Aquila, foto di Leonardo Sassi.

 

C.Cesari: Ciao Alessandro! Dal nostro incontro in Abruzzo abbiamo affrontato varie tematiche, dalla vita all’arte alla tua poetica. Vorrei iniziare proprio da lì. Qual è stato il momento esatto in cui hai deciso di dedicarti interamente alla carriera artistica?


A.D’Aquila: Ciao Chiara! Diciamo che è stato un crescendo di ricerca e consapevolezza che mi ha portato ad inseguire questa professione, fino a farla diventare la principale. Viviamo in un’epoca in cui, soprattutto noi millennials, forse siamo i primi a vivere l’incertezza del futuro. Per questo motivo ho sentito la necessità di avere la tranquillità di fare questa scelta, ma non “subendo” il percorso precedente, anzi cercando di affrontare le esperienze lavorative come degli approfondimenti sul tema e lasciare che esse si sedimentassero dentro di me. Arriva un giorno in cui ti guardi allo specchio e capisci che è il momento di lanciarsi e dedicare tutto il tuo tempo alla tua ricerca.


C.Cesari: L'Abruzzo e le tue radici che ruolo giocano nella tua produzione e nel tuo immaginario visivo?


A.D’Aquila: All’Abruzzo devo forse il dono più grande: la scoperta della nostalgia. Quando per lavoro ho deciso di trasferirmi in Lombardia, come forse tanti che affrontano questa fase di abbandono per cercare nuove opportunità, sono nati dentro di me i frutti di questo sentimento che non ritengo triste, anzi, utile. È la voglia di approfondire. Lavoravo già con la mia ricerca sul braille, ma l’allontanamento dalle mie radici mi ha permesso di mettere a fuoco ciò che non riuscivo più a vedere, portandomi a fare riflessioni più approfondite. In fondo, la “distanza” che propongo nelle mie Tavole Ottometriche Poetiche per comprendere meglio il testo, è un po’ la sintesi della distanza che ci vuole dalle cose per renderle più chiare. Oggi torno molto spesso in Abruzzo perché collaboro con molti spazi e gallerie e posso dire di aver trasformato quindi la nostalgia in vera opportunità.


“The road not taken” - 2026. Tavola Ottometrica Poetica omaggio a Robert Frost.
“The road not taken” - 2026. Tavola Ottometrica Poetica omaggio a Robert Frost.

C.Cesari: La tua arte si muove costantemente sul confine tra il visibile e l'invisibile. Sappiamo che la tua ricerca affonda le radici in un momento delicato della tua giovinezza legato alla salute dei tuoi occhi. Possiamo dire che il Braille sia diventato lo strumento per trasformare quella vulnerabilità passata in una potente forma di comunicazione visiva?


A.D’Aquila: Esattamente. Per indole cerco sempre di trovare nelle cose negative un qualcosa da portarmi dietro. Da piccolino ho avuto un problema alla vista che ha segnato un lungo periodo passato tra oculisti e ospedali. La paura di perdere la vista di punto in bianco mi ha necessariamente segnato, portandomi a riflettere su cosa oggi siamo veramente in grado di vedere. Da lì, ho deciso di iniziare a lavorare con un alfabeto pensato proprio per chi non vede per comunicare con tutti, portando quindi tutti a confrontarsi con un limite. Questo ha segnato sicuramente l’inizio della mia ricerca artistica, che cerca quindi di riportare all’attenzione alcuni temi, ricordi o immagini, per riaffrontarli con una consapevolezza diversa.


“Non ti sento” - 2025. Tavola Ottometrica Poetica con inginocchiatoio lavorato a mano, ispirata dal messale romano.
“Non ti sento” - 2025. Tavola Ottometrica Poetica con inginocchiatoio lavorato a mano, ispirata dal messale romano.


C.Cesari: Trovo che il tuo approccio sia incredibilmente sensibile, è un modo per avvicinarti alle minoranze e per far immedesimare noi vedenti nella realtà di chi vive queste complessità. Sembra una sorta di costrizione per chi guarda a cambiare prospettiva. Ti senti un tramite tra questi due modi di percepire? Consideri la tua arte una sorta di missione?


A.D’Aquila: Innanzitutto ti ringrazio! Guarda secondo me l’artista deve semplicemente dare un suo punto di vista. Per me l’arte è questo. Non dobbiamo urlare un messaggio, perché se lo stiamo dando è proprio perché pensiamo che ci sia un qualcosa che non viene ancora detto o evidenziato. Ma tutto ciò è strettamente personale. La società di oggi dà già tantissime definizioni, etichette, sentenze, e non c’è bisogno che si aggiungano quelle degli artisti. Quello che cerco di fare è una semplice constatazione, rendendola un po’ più enfatizzata per via di un limite, di un paradosso. Poi sta al fruitore crearsi un punto di vista sul tema che sto proponendo, che possa però essere condiviso anche con chi non ha i nostri stessi sensi.


Tavole Ottometriche Poetiche esposte presso la Galleria Marignana Arte di Venezia nella mostra “Before Language / Prima del Linguaggio” a cura di Simone Marsibilio. Ph. Francesco Piva
Tavole Ottometriche Poetiche esposte presso la Galleria Marignana Arte di Venezia nella mostra “Before Language / Prima del Linguaggio” a cura di Simone Marsibilio. Ph. Francesco Piva


C.Cesari: La scelta delle parole nelle tue opere ha spesso un impatto molto forte, quasi lirico. Che rapporto c'è tra la parola scritta (che noi leggiamo con gli occhi) e la parola in Braille? C'è una componente musicale o poetica che ti guida quando scegli una frase rispetto a un'altra?


A.D’Aquila: Sicuramente si. Nelle Tavole Ottometriche Poetiche cerco di proporre una rievocazione di un testo, alternando parole urlate e leggibili ad altre totalmente illeggibili. Questi dispositivi hanno quindi il compito di accompagnarti e, d’un tratto, lasciarti solo. È proprio da questo contrasto di leggibile e illeggibile che scatta un senso atavico di voglia di conoscenza che ti porta a completare il testo. Cerco quindi di equilibrare testo, parola e restituzione visiva della luce e delle forme. È un vero e proprio interscambio di informazioni che formano, quantomeno per me, l’immagine che voglio lasciare della poesia scelta. Oggi leggiamo poco. Questa costatazione ho cercato di trasformarla in un oggetto, che possa parlare oltre le parole, oltre le distanze, oltre i limiti.


“A farewell to arms” - 2026. Tavola Ottometrica Poetica omaggio a Ernest Hemingway presentata a “Contemporanea26” presso il Palazzo Ducale Orsini Colonna di Tagliacozzo (AQ) nella mostra “le forme di percezione” a cura di Simone Marsibilio. Ph. Giulia Pontoriero
“A farewell to arms” - 2026. Tavola Ottometrica Poetica omaggio a Ernest Hemingway presentata a “Contemporanea26” presso il Palazzo Ducale Orsini Colonna di Tagliacozzo (AQ) nella mostra “le forme di percezione” a cura di Simone Marsibilio. Ph. Giulia Pontoriero


C.Cesari: Facciamo un salto verso il prossimo anno.  Sarai protagonista di una mostra all'Acquedotto Augusteo del Serino, inserita nel programma di arte contemporanea che ho il piacere di curare in collaborazione con VerginiSanità APS. Esporre la tua arte in un luogo sotterraneo così denso di storia, archeologia e mistero è una sfida immensa. Molto semplicemente: come ti senti all'idea di affrontare questo spazio?


A.D’Aquila: Sarà sicuramente una meravigliosa sfida da affrontare con rispetto e consapevolezza. Ho voglia di immergermi nelle “viscere” di una città meravigliosa come Napoli, così densa di storia, e provare a portare stimoli di riflessione enfatizzati dal luogo in cui essi verranno ospitati. Stiamo lavorando, insieme, ad un progetto che possa portare luce anche dove questa non è prevista, in un luogo che sia sotterraneo ma non solo fisicamente, anche concettualmente.


C.Cesari: Per chiudere questa nostra chiacchierata: se dovessi guardarti indietro, qual è il lavoro a cui ti senti emotivamente più legato o che senti che ti rappresenta di più come persona?


A.D’Aquila: Sono davvero legato all’opera “Ascesa”, la Tavola Ottometrica Poetica di grande dimensione installata sulla facciata di Palazzo Moruzzi a Ripattoni, in Abruzzo. Quest’opera è infatti un lavoro permanente realizzato per colloquiare non con un singolo ma con una comunità che ha voglia di rialzarsi attraverso l’arte. “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, inserita in cielo, diventa un messaggio collettivo dedicato alla mia terra, e questo mi lascia ogni volta, ancora, senza parole. Questo tipo di opere sono quelle che vorrei portare avanti, portandole a confrontarsi con collettività sempre più grandi.



Ascesa - 2024. Tavola Ottometrica Poetica esposta presso la facciata di Palazzo Moruzzi a Ripattoni (TE).
Ascesa - 2024. Tavola Ottometrica Poetica esposta presso la facciata di Palazzo Moruzzi a Ripattoni (TE).


C.Cesari: Grazie di cuore, Alessandro, per la tua sensibilità, per la tua arte e per il tempo che ci hai dedicato.


A.D’Aquila: Grazie a voi e ci vediamo prestissimo!



Tutte le immagini sono gentilmente concesse da Alessandro D'Aquila.

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